Nel '65, in un freddo gennaio newyorkese Andy Warhol conobbe Edith Minturn Sedgwick.
Edith incarnava tutto quello che dal '64 in poi era "la moda", da quel giorno, di quell' inverno nacque un'icona, una star, anzi una SUPERSTAR!
Il suo nome diventa semplicemente EDIE. Edie Sedgwick.
Edith Minturn Sedgwick nasce il 20 aprile 1943 a Santa Barbara (California, USA) da una famiglia aristocratica di antiche radici. Settima di otto figli, trascorre un'infanzia segnata da episodi tragici, negli spazi estesi dei ranch californiani, da "animale selvaggio", braccata e disperata.
Edie è ricoverata per la prima volta nel 1962 in seguito a una forma di anoressia. L'anno dopo raggiunge Cambridge dove per tre volte alla settimana è in cura da uno psichiatra, mentre frequenta i giovani più brillanti dell'università e studia scultura.
Andy scrive:"Edie era così carina, spumeggiante e i suoi occhi erano così grandi. Passava la maggior parte del tempo seduta alla finestra a parlare e a ridere al telefono tutto il giorno fumando sigarette. All'inizio era molto fresca e beveva un paio di drink, tutto qua. Ma "voleva" prendere altre cose..Con i suoi amici si sedevano intorno al tavolo con dei contagoccie e scuotevano le spalle al ritmo delle Supremes mentre facevano sgocciolare dell'LSD sulle piccole zollette di zucchero da cocktail"
Di lì a poco Edie avrebbe inventato il look che Vogee, Life, Time e tutte le altre riviste avrebbero fotografato: orecchini lunghissimi, magliette da pochi soldi, calzamaglie da ballerina e a coprire il tutto una pelliccia di visone bianco.
A New York Edie era una star, ma non bastava.
Edie era ovunque acclamata. Era apparsa sul Time, su Life, su Vogue, la sua fama aveva oltrepassato l'oceano, in Francia i francesi la adoravano, l'america l'adorava. Ma nonostante la fama alcune conoscenze "sbagliate" e la droga la fecero pian piano allontanare dalla popolarità che Andy le aveva dato e man mano la figura di Edie parte inarrestabile verso il proprio declino.
"Quel che era veramente triste era il fatto che Edie si faceva di droghe pesanti e stava diventando sempre più assente. Il suo rapporto con le pillole da signora dell'alta società si era trasformato in un rapporto di dipendenza. Alcuni dei suoi più cari amici cercavano di aiutarla, ma lei non voleva ascoltarli. Diceva che voleva una "carriera" e che l'avrebbe avuta, dato che Grossman le faceva da manager".
Con Warol gira una decina di film che la rendono celebre nella New York underground, ambiente in questi anni rappresenta lo scenario artistico-culturale più vibrante del mondo. Il primo film è "Kitcken" del 1965, l'ultimo il già citato "Ciao! Manhattan", cominciato nell' aprile del 1967 ma interrotto poco dopo per problemi di budget e problemi legali. David Weisman, che è coregista del film "Ciao! Manhattan", ricorda il magnetismo e lo stile di Edie, diventati fenomeno: "Indossa un cappello e una maglietta e fa tendenza. Edie è spontanea, vera, non è un'operazione di marketing".
Edie lascia Warhol per Bob Dylan. Dylan negherà l'esistenza di un legame sentimentale tra di loro, ma si ispira a Edie nel comporre alcuni brani (anche se su questo punto i pareri non collimano), come "Like a Rolling Stone", "Just Like a Woman", "Leopardskin Pillbox Hat".
La Sedgwick non digerisce il suo matrimonio in sordina con Sara Lowndes e inoltre le promesse fatte non vengono mai mantenute; Edie non recita e non canta per Dylan.
Rimane invece coinvolta in una burrascosa relazione con il suo amico Bobby Neuwirth, e lì cade nel tunnel dell'eroina. Neuwirth la lascia perché incapace di gestire la sua follia e dipendenza dalle droghe. Questo sarà l'inizio della fine. Forse la fine di un'epoca.
La ragazza che domina il mondo dalle pagine di Vogue, nonostante il tempio della moda la tenesse a distanza perché tossicodipendente, si sta frantumando.
La "poor little rich girl" torna in California dalla famiglia.
Il suo stato di salute si aggrava e viene ricoverata più volte in vari ospedali psichiatrici. Nel mese di agosto del 1969 viene pizzicata con la droga dalla polizia locale e trasferita al reparto psichiatrico del Cottage Hospital di Santa Barbara. Nel nosocomio conosce Michael Post che sposa il 24 luglio 1971. Sarà il marito a ritrovare il corpo di Edie la mattina del 16 novembre 1971, morta soffocata nel proprio vomito in seguito ad una overdose di barbiturici.
La sua storia è raccontata nel film "Factory Girl" (2006, di George Hickenlooper).
Alla notizia della morte di Edie, Andy Warhol sembra abbia risposto come se fosse accaduto qualcosa su un altro pianeta.

